GAZZE E CORNACCHIE

Vi siete accorti? Gazze e cornacchie stanno fagocitando tutto.

Fateci caso, quando andate a spasso su una costa amica, un poco a monte, in quelle belle passeggiate alla Madonna Fore, a Collebrincioni, a San Giuliano.
Gazze e cornacchie stanno mandando via tutti gli uccelli, ne mangiano le uova, rompono i nidi, razziano ogni tipo di granaglia, fanno piazza pulita.
Niente pettirossi, pochissime ghiandaie, perfino i passeri se ne sono andati.
Tutti gli uccelli che vivevano con l’uomo, alcuni stanziali, nascosti nelle fratte, quelli che camminando ascoltavi senza farci caso, in consonanza col tuo cuore, ai lati della strada bianca, beh non ci sono più.
Soltanto gazze ladre, cornacchie grigie e taccole. Qualche colombaccio ancora se la cava, e pure i piccioni, che si sono cercati un altro habitat, ma son lì pronti a piombare nelle nostre piazze, appena le riapriamo.

La sera, se guardi su un fianco della montagna, vedi uno stormo di cornacchie radunate. Fremono, gracchiano, muovono le ali, inquietanti, come nel film “Uccelli”.
Ma gli uccellini colorati, quelli, non ci stanno più.
Non credevo che potesse succedere, ero tranquilla: un paio di poiane, lassù in cima, sorvegliavano la valle. Mi illudevo che in quei volteggi ci fosse la garanzia di un equilibrio… E invece niente, andate via pure le due poiane. Forse disturbate da tutto quel trambusto, loro che amano il silenzio.
In qualche zona più distante da questa, invece, verso Pettino e Cansatessa, si radunano gli storni, e come le gazze e le cornacchie la sera chiacchierano tutti insieme, avvolti nei loro abiti grigi. Dio, come sono brutti. La Natura fa in modo che non se ne accorgano, poverini, fanno un po’ pena per quella loro irrimediabile bruttezza.
Uno riesce a sopportarli se se ne stanno nelle discariche, senza rompere, a mangiare gli avanzi, senza invadere piombando nella vita normale. Ma loro piombano sempre dopo un disastro, quando la vita non è per niente normale. Dio, che brutti.

E gli uccellini belli e colorati non ci stanno più. Quelle creature piccole, dalla voce timida, tutte diverse le une dalle altre, quelle stanziali nelle loro siepi, come i pettirossi, non ci stanno più.
Chissà se qualcuno sopravvive di nascosto, chissà se riesce a fuggire l’arroganza della stazza, le brutte voci gracchianti, gli artigli impietosi, i becchi scuri, avidi di nidi. Sì, qualcuno ancora c’è, e si sente, di tanto in tanto, se stai un poco attento, se presti orecchio.
Però chissà, dove se ne sono andati tutti gli altri. Chissà, dove se ne sono andate le poiane.

Da qualche parte, ad aspettare, dice la Natura.
Che cosa aspettano? La Natura stessa, quando la vita tornerà normale. O quando un uccello più grande, forse un grosso rapace buono, maestoso, uno che non disdegna la presenza di uccellini, ricaccerà le cornacchie alle discariche.

Quel giorno gli uccellini dalla voce timida, quelli tutti colorati che rallegrano la vita umana, torneranno ancora: passeri, rondini, codirossi spazzacamino, culbianchi, usignoli, upupe, ghiandaie, scriccioli, poiane. Li vedrò di nuovo tutti, a sera!
Quando d’estate le lucciole s’accendono, li vedrò.

Dal mio cespuglio.

pettirosso

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