A VOLTE QUESTA

 

“Ma perché bisogna sempre parlare…? Io trovo che spesso si dovrebbe tacere, e vivere in silenzio. Più si parla, più le parole non vogliono dir niente. Mi ha sempre colpito il fatto che non si può vivere senza parlare… Sarebbe bello… Sarebbe come se… se ci si amasse di più..
– Però non è possibile, non ci si è mai riusciti.
– Ma perché?!
– Perché le parole dovrebbero esprimere esattamente quello che vogliamo dire, e invece ci tradiscono.
– Ma bisogna per forza esprimersi? Perché?
– Perché dobbiamo pensare. E per pensare, dobbiamo parlare. Non si pensa in altro modo. E per comunicare bisogna parlare. È la vita umana.
– Sì, ma allo stesso tempo è molto difficile. Io invece penso che la vita dovrebbe essere facile.
– Io credo che si riesca a parlare bene solo quando si rinuncia alla vita per un certo tempo. È quasi… il prezzo.
– Insomma…  parlare è mortale?
– Sì. Ma parlare è quasi una resurrezione rispetto alla vita: quando si parla si ha un’altra vita rispetto a quando non si parla. E allora, per vivere parlando bisogna essere passati dalla morte della vita senza parlare. Veda… si può parlare bene solo quando si guarda la vita con distacco. In quel momento si oscilla dal silenzio alla parola. Si oscilla tra i due, perché è il movimento della vita che si è nella vita quotidiana che poi si eleva verso una vita… chiamiamola “superiore”. Non è stupido chiamarla così, perché è la vita con il pensiero. Ma questa vita con il pensiero presuppone che si sia uccisa la vita troppo quotidiana.

Parole

Questa è la mia vita-Di Jean-Luc Godard-“Perché bisogna sempre parlare”

6 Commenti

  1. Non concordo.. non del tutto… il silenzio è importante sì, ma non può essere la soluzione di tutti i nostri mali ancestrali o moderni. Il silenzio è d’obbligo, la parola no. Per cui prevarrebbe il silenzio.
    Ma nel silenzio la comunicazione (se non esistono affinità evidenti e prolungate, genera distacco e solitudo che non sempre è sola beatitudo) si fa assai ridotta se non del tutto assente e così l’unica parola, l’unica voce è quella che abbiamo dentro, incessante insopprimibile ed eterna. E l’autoreferenzialità del nsotropensare, temere, credere in ciò che pensiamo e temiamo, genera incomprensione, separazione dall’altro, fa cessare le possibili affinità e sostegni conseguenti. Si diventa monadi in un mondo di monadi.
    No, il silenzio accentuale distanze, al diffidenza, la paura dell’altro, il sospetto e l’impossibilità di rimanere umani, cioè creature di desiderio e di relazione.
    L’evoluzione ci ha resi così forti malgrado la fragilità dei nostri corpi perché ci ha dotati di pensiero magico e del fatto che diamo importanza alle relazioni.
    Nel bene e nel male.

  2. Molto bello, grazie, poetico e a suo modo anche profondamente nostalgico di qualcosa probabilmente molto personale.
    Mi riferisco ovviamente a quel che mi è giunto e questa mia interpretazione può essere sbagliata. 🙂
    Il silenzio è importante, sì è vero.. ma esistono le parole e queste servono a tradurre il silenzio in informazione, in messaggio e l’inesauribile fiume delle emozioni, dei ricordi e del fluire costante del pensiero non consentono frasi brevi.
    Ridurre la Divina Commedia a poche frasi?
    Si può.
    E forse hai ragione tu…
    Perché quel che conta è quel che sentiamo urgente e necessario… Ma la dicotomia fra inconscio e sé genera ridondanze talvolta obbligate.
    Non so che dire, non posso che tacere a questo punto…
    Perché ascoltare lo faccio sempre e con grande attenzione e rispetto.
    Ma il silenzio subito si riempie di poesie stracciate e il rumore del mondo si fa sempre più assordante.
    Grazie per avermi risposto e messo davanti a qualcosa che non conoscevo. 🙂

  3. Grazie a te.
    E’ evidente che anch’io credo nella parola. Non sarei qui a scriverti, e non avrei un blog 😉
    Ed è evidente che hai ragione.. Erano pensieri che riguardavano una “comunicazione” particolare, nelle relazioni più intime, quelle nelle quali le parole sono rumore e fonte di fraintendimenti.
    Grazie 🙂

  4. Le parole tradiscono ? Eppure sono una traduzione dei miei pensieri..I fraintendimenti? Sono conseguenza degli stati d’animo di chi quei pensieri ascolta o legge,di chi pensa di conoscere l’altro..e non crede a quelle parole.Oppure..I miei pensieri sono stati volutamente tradotti male..quindi non rispondono..a ciò che veramente provo…Ovvero…. sono falsi. Perché ingannare? Qual è il fine, perché far credere ciò che non è…?Meglio il silenzio in questo caso? Anche il silenzio parla e forse è più prolisso di tanti bei discorsi inutili..Il silenzio..causato da sofferenza..o da mancanza di coraggio..o da paura di…scoprirsi…o di essere scoperto.

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