SIT KARMA

Certi giorni sono giorni buoni.

Oggi, per esempio. Mi sono fermata all’edicola e ho incontrato una signora che mi ha sorriso e ha fatto una carezza al mio cane, cosa rara e preziosa. Eh, aspettate! Aspettate a dire che è la solita stronzata retorica, non è questo il punto, lasciatemi continuare a raccontare. Cosa rara e preziosa dicevo, ancora più rara e preziosa in questa città, dove tutti sono incazzati, anzi hanno l’incazzatura congenita, gliela vedi nella faccia, nei piedi, nel modo di camminare, nel tono della voce. Certo, per lo più se ne ha ben donde, in questo contesto, eppure io credo che bisognerebbe sforzarsi di sconfiggere questo stato di infelicità, coprendolo con le piccole cose che ci fanno contenti. Vedere qualcuno che ti sorride è una di quelle cose.
L’emozione subito mi si è tradotta nell’allargarsi di un sorriso vero e profondo

Il tutto dura pochi istanti. Poi lei prende il giornale e fa per lasciarmi il posto, ma ci ripensa e chiede un gratta e vinci. Mi chiede il permesso di grattare subito lì davanti, io dico prego si figuri faccia pure. Gratta… e vince! Cento euri. Ci mettiamo a ridere tutte e tre (pure Roberta, la ragazza dell’edicola). Alla signora gentile si scompigliano i capelli, è veramente emozionata, intanto io rido come una matta, sono contenta davvero. Questa bella sensazione me la porto dietro.

Poco dopo sono in macchina, oggi è il giorno del miele e faccio un breve viaggetto per il mio rifornimento invernale.

Per strada un tizio con un bel macchinone luccicante inizia a tampinarmi, spinge, spinge, freme, s’attacca al posteriori. Io quando mi tampinano non accelero mai, anzi rallento per farmi sorpassare, a volte addirittura metto la freccia e accosto, e mentre mi affiancano gli faccio un gesto di incoraggiamento con le mani per dire e passa, passa, vai, vai corri che tanto ci vediamo in fondo alla strada. E così è. Mi affianca, mi lancia uno sguardo dal finestrino, come a dire levati dalle balle.
Non ricambio minimamente. Vai, vai: pur col tuo macchinone, sei e resti un cafone.

Scendo giù giù per la china, la strada finisce a uno Stop.
E lui è lì. Allo Stop ci si deve comunque fermare.
Sorrido.
Ehi, aspettate, pure stavolta non è mica finita.

Avrei voluto attaccarmi al suo posteriori per farmi riconoscere – lo vedi? sono quella di poco fa, alla fine siamo arrivati insieme, lo vedi? corricorri, e poi ti devi fermare allo Stop. Ma una Golf blu confluisce sulla strada, si infila tra lui e me, arriva sullo Stop. Il guidatore già arriva lungo, per di più evidentemente si distrae e… CRASCHHHHH……
ENTRA. Entra letteralmente nel posteriore del macchinone. Il cafone di cui sopra scende con le mani nei capelli. Dalla bocca, qualche suono disarticolato: …la … mia…. macchina
Metto la freccia… svicolo lentamente… lo affianco… gli guardo il posteriori completamente distrutto… passo lo Stop e me ne vado.

Una risata incontenibile mi sale dalla pancia alla bocca… rido… rido… rido!

E penso che sì, oggi è stata una bella giornata, un buon giorno per vivere.
Ogni volta che mangerò il miele, me ne ricorderò.

Sarà un miele dolcissimo, quest’inverno.

 

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