MA SUCCEDONO TUTTE A TE?

Adesso qualcuno mi ferma e ridendo mi chiede: “Ma capitano tutte a te?”
Vi dirò un segreto: quello che io racconto, e che capita a me, in realtà succede pure a voi. Anzi, a voi di più, perché mentre io sono qui a scrivere, a voi sta sicuramente succedendo qualcosa.
Però bisogna accorgersene. Semplicemente, io me ne accorgo. E so tradurlo.
Ogni fatto è una metafora. Senza leggerlo come una metafora, quel fatto è insignificante: non è un bel quadro, è solo una crosta, uno stupido scarabocchio.
La metafora è il sale della vita, è quello che ti fa ridere ti fa piangere davanti a qualsiasi cosa. Perciò quando mi chiedono Ma è possibile che capitano tutte a te? Io rispondo che… il segreto è la metafora! Vedere le cose diverse da ciò che sono, vedere altro, e poi io lo scrivo, ed è proprio lo stesso che tu pensavi, ce l’avevi anche tu sulla punta della lingua.
Era quel non so che che stava dentro e non riusciva a uscire. Qualcosa di non detto che quando lo dici, quando lo capisci, e senti un Eureka, una lampadina che si accende, è come quando i Pokémon si evolvono, come quando un software fa l’upgrade. E’ come quando calpesti una pozzanghera, e non ti accorgi che ha la forma di una mucca. Io la mucca la vedo.
Non mi ricordo chi ha detto che ci sono due modi di vivere: come se tutto fosse un miracolo, o come se niente fosse un miracolo. E’ come dire: come se tutto riesca a stupirci, o niente riesca a stupirci.

Perfino una cacca di cane lasciata a terra da qualche cafone, diventa un segno, più ancora della sua stessa barbarie. E se la calpesti (merda!), ti metti a ridere, a ridere e a ridere, perché stavi con la testa tra le nuvole.

E poi ti dici: “Perché, dov’è che deve stare, la testa?”. Eh sì, i piedi devono stare per terra, e la testa tra le nuvole. Mai il contrario.

Ecco perché, capitano tutte a me.

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