LA PUGLIETTA


E’ sicuramente la cosa più bella che ho scritto per la mia città.

______________________
 

“La Puglietta” è quella parte della Piazza dove al mattino batte il sole.
A una cert’ora, infatti, Piazza Duomo si fa di due colori: scura la metà che sta dal lato della Villa, chiara e assolata quella che dà sul lato opposto. Ecco, quella lì, proprio quella a solatìo, è la Puglietta. E’ quella parte calda della piazza dove batte il sole, che i nostri vecchi chiamavano “Puglietta” ironizzando sul comune passato pastorale. Quanto in quel nome ci sia la nostra storia transumante, è facile capirlo.

Un bel calduccio c’era, alla Puglietta, come il caldo che sentivano i pastori che portavano d’inverno le greggi al Tavoliere. Gli anziani, proprio come i pastori che dall’Abruzzo scendevano alla Puglia, migravano da un lato all’altro della piazza. Appena il sole usciva a stagliarsi su quei muri, i vecchi lentamente andavano a disporsi lì davanti, usciti non sapevi mai da dove.
Mentre la piazza, al centro, era il regno delle donne e del mercato, la Puglietta era il regno dei maschi, l’androceo dei vecchi, un piccolo senato. E mentre le femmine si davano da fare a commerciare, a contrattare, a sistemare le povere granaglie al centro della piazza, i vecchi, belli e incappottati, quando il sole usciva, spuntavano anche loro, e andavano a stagliarsi contro il muro. Il muro piano piano iniziava a riscaldarsi, e faceva la funzione di un bel termosifone. Così gli anziani gli stavano da presso, faccia alla piazza, e schiena sui palazzi, spalla contro spalla, in lunga fila: sembravano piccioni lungo una grondaia. Ciarlavano, guardavano i passanti, commentavano, cercavano notizie l’un dell’altro. Alla Puglietta i vecchi maschi, a modo loro, spettegolavano del più e del meno.
Secondo un uso medievale e antico, per nominare qualcuno, non usavano il nome, né il cognome. Usavano il paese dei natali, il luogo dell’origine dei padri. Per esempio, invece di “Giovanni”, dicevano “quiju de Marana”. Oppure, invece di dire “Antonio”, dicevano “quiju de Bagno”. Era la frazione a dare identità a quel Giovanni, a quell’Antonio, nomi comuni di persona, che solo dalla terra traevano la giusta identità. E così i campanili, in un modo o nell’altro, se li portavano dovunque, i vecchi, e cercavano per loro il giusto posto, anche sulla piazza, alla Puglietta.

Quando non parlavano de “quiju de Campotosto” o de “quiju de Paganica”, tacevano, i vecchi. Potevano star lì con le spalle incappottate al muro anche tutta la mattina, senza dire niente, contenti dell’appoggio. Poi si faceva ora di pranzo, e piano piano, la migrazione seguiva il flusso opposto, se ne tornavano al loro chissà-dove.
I più colti parlavano di affari, di politica, di sport, di personaggi in vista. Chi era del contado, invece, si accontentava di guardare e commentare quello che capitava intorno. E le dinamiche dei vecchi alla Puglietta erano quelle dei bar, dei circoletti di ricreazione. Ma invece che stare dietro a quattro tavolini, avevano davanti il cuore vivo di tutta la Città.
Rari erano gli anziani che uscivano di sera. Troppo freddo. I più, invece, amavano vedersi di mattina, alla Puglietta. E lì si ricontavano le pecore. Quelle che c’erano, e quelle che già erano partite. I vivi e i morti. E la giornata non era passata, se al mattino non eri stato alla Puglietta.

Ora gli anziani, quelli stessi, non hanno più una Puglia che li scalda. Sparpagliati come sono, hanno pagato il prezzo più pesante della disgregazione. In tanti sono morti sulla costa, in tanti nelle case di riposo, in tanti li vedi, appena il sole esce, migrare dalle CASE ed iniziare a fare il giro, intorno intorno. Ma non ci sono muri che si scaldano, come alla Puglietta, nel Progetto CASE. Il cortile è il regno dei bambini, e i vecchi stanno sempre dietro ai vetri, alla finestra, quasi si scusano di essere presenti, di dare tanta pena, così tanto disturbo. I più in gamba li vedi uscire a mezzogiorno: giornale, spesetta, ritorno. I lottatori non si sono mai arresi, hanno tenuto insieme le famiglie fino all’ultimo respiro. Altri trascinano quei piedi stanchi e vecchi sopra al marciapiedi, fanno un giretto, s’imbucano di nuovo dentro casa.

Mario cammina con fatica. E’ come spento, da quando Maria, due mesi fa, se n’è volata in cielo. I vasi di Maria, dopo due mesi, si sono già seccati, nessuno ha più la forza di curarli.
Una sera mi suonano alla porta. Era Mario, non lo vedevo da prima che Maria se ne volasse via. Mi dice: “Addò abbita Giorgio?”. Io, dopo un breve convenevole di affrante condoglianze, gli chiedo “Giorgio chi?” E lui: “Quiju de Rojo!”. Dice proprio così, “quiju de Roio!” e mi guarda, convinto che io capisca, convinto che io sappia. Convinto che Giorgio io non lo conosca dal cognome, ma dal fatto che è di Roio, la terra, unica certezza per trovarlo ancora.

Allora io sorrido, e poi lo abbraccio forte.
Per un poco, ripenso alla Puglietta.
A come, senza piazza, si torna ai campanili.
A come le giornate vanno in fretta.

puglietta2